Fedeltà del suono, Settembre 2016

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Jazzit, Agosto 2016

 

Jazzit ago2016


Audioreview, Agosto 2016

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suono lug 2016


http://musicajazz.it/lana-meets-jazz-2016/ – Recensione del concerto a Lana Meets Jazz 2016, di Giuseppe Segala

“Giovane, ma già avviata a una bella carriera, la contrabbassista Rosa Brunello, alla guida del quartetto Los Fermentos, che presentava il cd fresco di stampa «Upright Tales» con David Boato alla tromba, Filippo Vignato al trombone, e Luca Colussi alla batteria. Belle composizioni della leader e di Boato, musica ariosa e avventurosa, gruppo ben compatto.”

 


injazz giu 2016


il giornale 2 giu 2016


blow up giu 2016

 


rockerilla giu 2016

(…) Inoltre, fra i tanti e pregevoli “eventi collaterali”, qualcuno sceglie il Quartetto in Fa diretto dal violinista Federico Zaltron che ha elargito suoni raffinati all’aperto dalla Loggia del Capitaniato in piazza dei Signori; oppure, nel Nuovo Bar Astra, la contrabbassista veneziana Rosa Brunello con due strumenti a fiato di tutto rispetto, David Boato tromba –flicorno e Filippo Vignato trombone con il batterista ungherese Attila Gyàrfàs, sostituto del titolare Luca Colussi che si può apprezzare nel cd di Rosa Upright Tales della CamJazz. – See more at: http://www.amadeusonline.net/jazz/2016/brad-mehldau-mette-tutti-d-accordo#sthash.tpio6QWI.dpuf – Franco Fayenz

Ottimo jazz contemporaneo, molto ben scritto ed altrettanto ben orchestrato ed eseguito, per Rosa Brunello Y Los Fermentos (Rosa Brunello al contrabbasso, David Boato a tromba e flicorno, Filippo Vignato al trombone, Luca Colussi alla batteria), autentica rivelazione del festival, che ha presentato brani tratti dal CD Upright Tales di recente pubblicazione per l’etichetta Cam Jazz. Musica ritmicamente varia, cantabile ma tutt’altro che semplice, una band dal suono compatto e coeso, con la leader che porge il tempo in modo non convenzionale, lavorando più sulla tessitura melodica che sulla scansione. Molto bravi!  – Paolo Peviani, All About Jazz

venerdì di repubblica 29 apr 2016

amadeus mag 2016

tribuna treviso 26 aprile 2016


Rosa Brunello Y Los Fermentos:

“Un ascolto coinvolgente ed estremamente piacevole questo lavoro di Rosa. La musica scorre con grande continuità, grazie ad una scrittura attenta ed un grande ascolto reciproco (cosa rara di questi tempi), che come un filo sottile, lega questi bravi musicisti brano dopo brano. Bello!” – Ares Tavolazzi


 

Fabio Ciminiera, jazzconvention.net – CONSONANCE

Consonance è una formazione collettiva e in una felice fase di costruzione creativa. E con tanti piccoli tasselli messi insieme con cura. Innanzitutto la scelta di una frontline particolare, costituita dall’incrocio di trombone e Fender Rhodes. Una visione di insieme della musica, pensata e applicata con grande equilibrio. Un repertorio utile per cercare un dialogo tra tradizione, avanguardie e spinte del presente.
Ma andiamo con ordine. La combinazione di trombone e Fender Rhodes è sicuramente l’aspetto in primo piano nella voce del quartetto. Una combinazione fluida e “rotonda”, priva di angolosità eccessive per la conformazione stessa dei due strumenti, ma utilizzata da Filippo Vignato e Enzo Carniel in maniera dinamica e in grado di assecondare i diversi momenti del flusso sonoro, passando dal piglio più vigoroso ad attese riflessive e sospese. La ritmica energica proposta da Rosa Brunello e Stefano Tamborrino è l’esatto contrappeso alla frontline: la forza viene gestita con oculatezza e non sovrasta mai il senso delle composizioni, siano esse originali o provenienti dalla penna di Coltrane o Coleman; toni e interventi vengono incastrati con cura nel lavoro del solista di turno o dell’esposizione del tema.
E con questo arriviamo in modo relativamente veloce al secondo punto. Vale a dire la coesione del quartetto. Pur essendo una formazione di recente nascita, il quartetto gioca su alcuni elementi sicuri come la consuetudine dell'”asse Vignato-Brunello”, la disposizione all’improvvisazione libera dei suoi quattro componenti, riferimenti comuni nella storia del jazz (Coltrane, le avanguardie europee, Ornette Coleman, ma anche certi rimandi al jazz di inizio novecento). E procede nella costruzione della “voce della band”, grazie a una gestione fluida di questi riferimenti, ad un incrocio libero e non remissivo – presente, certo, ma non deferente – tra le influenze e le intenzioni stilistiche personali.
Il repertorio è la conseguenza del ragionamento fatto per l’identità sonora di Consonance. Brani ripresi, dediche, libere interpretazioni, percorsi “autonomi” che prendono le mosse dalle matrici prefissate si alternano in modo efficace nel concerto e permettono ai quattro protagonisti di confrontarsi con il flusso musicale, con il complesso di un mondo sonoro che va evolvendosi. E il terreno del confronto è tutto il concerto, sia l’esposizione dei temi che gli assolo che le sezioni affidate al collettivo o a parti di esso.
Al termine dell’esibizione del quartetto resta la sensazione di un materiale gestito in maniera equilibrata, senza fare sconti ma senza cercare complicazioni fini a sé stesse, utile per trovare un “compromesso” tra attitudini radicali e necessità melodiche, tra riferimenti stilistici differenti, dal blues al free, e le motivazioni di ciascun componente.


Speak Random – jazzweekly.com

Consisting of Mattia Dalla Pozza/as, Filippo Vignato/tb, Joseph Circelli/g, Rosa Brunello/b and Simone Sferruzza/dr, the Omit Five has a heart in the post bop tradition, with gleanings from the freer side of the street. Boppish pieces such as “Pomeriggi Ameni” display clean lines from the horns as well as linear guitar musings, while the two horns unify for some harmonious moments on a chanting “I Wanna Feel Nasty” and gently striding “Family.” Brunello gets spotlighted in some solos and duets on “Berlin June Walk” and “ Uyusukluk” while the whole team gets down and funky on “Anni Luce.” Vignato’s trombone gracefully glides throughout, especially on the flowing “Pina Baush” making the whole a greater piece than the separate parts. Fresh and fragrant.


Speak Random – Giuseppe Marvilla – scriveredijazz

Dopo il promettente esordio dello scorso anno con l’omonimo album, qui recensito, il quintetto degli Omit Five ritorna con questo cd in cui: Mattia Dalla Pozza (sax alto); Filippo Vignato (trombone); Joseph Circelli (chitarra); Rosa Brunello (contrabbasso); Simone Sferruzza (batteria) ribadiscono quelle che sono le linee guida del loro layout musicale, ovvero, un gradevole cool jazz misto a frequenti risvolti post-bop a volte viranti  verso orizzonti  mainstream. Eppure fra le tredici tracce di questo gradevole cd si rivelano desideri, non tanto nascosti, di avventure fuori dai canoni predominanti di questo lavoro. Sono episodi di breve durata, frammenti di idee a cui dare subito forma e consistenza che si sviluppano prevalentemente in duo o in solitudine. Segno che qualcosa di non convenzionale cova negli animi di questi cinque giovani musicisti che, in occasione della seconda loro opportunità discografica, si mostrano  sicuramente maturati e assurti a ruolo di musicisti navigati. Le loro composizioni appaiono ben strutturate e denunciano un’ideazione di base che tiene conto degli elementi primari necessari nella stesura di un brano di jazz che tale si possa definire. E il caso di “Vain” traccia di apertura delle selezioni di questo cd e di brani come “Pomeriggi Ameni” e della fluida “I Wanna Feel Nasty”. Poi arriva un’intrigante ballata “Three Views of a dream” e l’osante “Anni Luce” che mostra commistioni interessanti e bagliori rockeggianti, attraverso un’evoluzione non preconfigurabile. Il resto è più o meno velato da una certa convenzionalità, seppur di pregiata fattura, perché questi cinque ragazzi, come già prima puntualizzato, hanno prerogative stilistiche di qualità. E allora forse servirebbe più coraggio e intraprendenza ma nel frattempo va bene così.

Omit Five – SPEAK RANDOM: 

What a great title for this improv/contemporary set… jazzers who want the high energy of improvised, yet want some recognizable “form” will totally dig this, especially tunes like “Anni Luce“. For listeners who want the “cool” to also be a part of the experience, I’ve no doubt that pieces like “I Wanna Feel Nasty” will fill the bill (some excellent bass & guitar on this one, too). My personal favorite of the thirteen performances was “Family“, which swirls with the same emotions you experience with that unit. This great Italian quintet gets a HIGHLY RECOMMENDED from these ol’ ears, with an “EQ” (energy quotient) rating of 4.97. Get more information at the SLAM label page for this CD.
Rotcod Zzaj


“Speak Random” review by Vittorio Lo Conte – MusicZoom.it

TRANSLATION
Inside the Conservatory of Rovigo was formed this quintet of musicians, Omit Five, from various Italian regions and quickly found their own path . They do a full post-bop modern elements or extraneous to the jazz in the strict sense , it has found a point of sedimentation in the first album recorded for Caligula Records and now a further development and step forward with this new production for English Slam Productions. Great disc , let us say at once , full of striking rhythmic cues , in full agreement with what is happening in world of contemporary jazz , and great compositions that emphasize the original appearance of the band, now with its own character . The numerous concerts in Italy and abroad , have been the breeding ground that has forgere contributed to their music, a kaleidoscope of colors and stamps which all the musicians Matt Dalla Pozza on alto sax ,Philip Vignato on trombone , guitar Joseph Circelli electtrica ,Rosa Brunello Sferruzza on bass and Simon on drums. The use of trombone, used with mutes and mindful of the great Roswell Rudd , along with the alto saxophone and the guitar makes it original , sparkling, has that something special that makes this group a reality of national absolute level , keeping up with what’s happening elsewhere, despite each of the five contributing with their own compositions to the whole. yet works , one might say , with a nice mix of modern and sounds ranging towards the main road . The solos are followed regularly and conviction , all good , part of an organism that breathes in unison. There is also a short piece for solo double bass of Rosa Brunello, Uyusukluk , dreamy ballad of the Three Views of a Dream but also the crackling Anni Luce or Fussmatten, perhaps one of the best moments of the album. The five are inspired by the music of modern authors , Dave Holland and Dave Douglas , for example , Greg Osby or Tim Berne , but have been able to make progress and acquired personality so you can put them among the most interesting Italian groups .

ORIGINAL
All’interno del conservatorio di Rovigo si è formato questo quintetto di musicisti, Omit Five, proveniente da varie regioni italiane e che ha trovato subito una propria via. Fanno un post bop ricco di elementi moderni o estranei al jazz inteso in senso stretto, che ha trovato prima un punto di sedimentazione nel primo disco inciso per la Caligola Records e ora un ulteriore sviluppo e passo in avanti con questa nuova produzione per l´inglese Slam Productions. Gran disco, diciamolo subito, ricco di suggestivi spunti ritmici, in pieno accordo con quello che succede nel mondo del jazz contemporaneo, e di ottime composizioni che sottolineano l’aspetto originale della band, ormai con una propria fisionomia. I numerosi concerti, in Italia ed all’estero, sono stati la fucina che ha contribuito a forgere la loro musica, un caleidoscopio di colori e timbri cui partecipano tutti i musicisti Mattia Dalla Pozza al sax alto, Filippo Vignato al trombone, Joseph Circelli alla chitarra electtrica, Rosa Brunello al contrabbasso e Simone Sferruzza alla batteria. L’uso di trombone, usato con sordine e memore del grande Roswell Rudd, insieme al sax alto ed alla chitarra rende il tutto originale, frizzante, ha quel qualcosa di speciale che fa di questo gruppo una realtà nazionale di assoluto livello, al passo con quello che succede altrove, nonostante ognuno dei cinque contribuisca con composizioni proprie al tutto. Eppur funziona, verrebbe da dire, con una bel mix di moderno e suoni che vanno verso la strada maestra. Gli assoli si susseguono con regolarità e convinzione, tutti bravi, parte di un organismo che respira all´unisono.
C´è anche un breve brano solitario per il contrabbasso di Rosa Brunello, Uyusukluk, la ballad sognante di Three Views of a Dream ma anche gli scoppiettanti Anni Luce o Fussmatten, forse uno dei momenti migliori dell´album. I cinque si ispirano alle musiche di autori moderni, Dave Holland o Dave Douglas ad esempio, Greg Osby o Tim Berne, ma hanno saputo fare progressi ed acquisito personalità così da poterli mettere fra i gruppi italiani più interessanti.
– Vittorio Lo Conte http://www.musiczoom.it/?p=18615


Review
OMIT FIVE/ Speak Random (Slam Productions)

Groupe de jazz italien, un quintette sax alto-trombone-guitare-contrebasse-batterie.
Tous les membres contribuent au répertoire du groupe, ce qui, selon mon expérience,
donne toujours de meilleurs résultats.Speak Randomest un disque généreux qui transite
bien entre des racines be-bop solidement ancrées et des explorations plus atonales,
voire non idiomatiques. Quelques longueurs, quelques moments forts (dont “Pina Baush”),
une belle aisance et de la joie de vivre.

An Italian jazz band, quintet line-up: alto sax, trombone, guitar, doublebass, drum kit.
All membres contribute to the band’s repertoire, which, in my experience, always gives
better results.Speak Randomis a generous offering that moves skillfully between its
firmly anchored be-bop roots and more atonal, even non-idiomatic journeys.
Some overlong passages, some highlights (including “Pina Baush”), fine ease of play
and noticeable joie de vivre.
Francois Couture


INTERVISTA DI ROSARITA CRISAFI PER MUSICA JAZZ – MARZO 2014

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In classifica nella categoria NUOVI TALENTI 2013 della rivista MUSICA JAZZ:

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RECENSIONE di Luigi Sforza per ALLABOUTJAZZ

Ci sono dei CD che da subito, dai primi suoni, fanno presagire un buon ascolto.
Camarones A La Plancha, il primo disco a nome della giovane contrabbasista veneta Rosa Brunello, cattura immediatamente l’attenzione dell’ascoltatore.
Nessun artificio particolare, sia chiaro, solo suggestioni bop e soul jazz, sporadiche e libere dilatazioni di carattere free, marcate coloriture elettriche, delicate ballad, ma declinati in maniera appasionata e coerente.
Di peso sono anche i temi, che nelle ballad raggiungono intensità e raffinatezza.

In generale nell’intero album si condensano le esperienze jazzistiche dei valenti musicisti che vi partecipano, esperienze moderniste e contemporanee che emergono chiare e definite, così come emerge, seppur in forma latente, l’influenza di alcuni modelli di riferimento (Dave Holland su tutti).

Per quanto la leader e la compositrice dei brani, ad eccezione di uno, sia Rosa Brunello, il suo strumento non emerge sugli altri, come spesso capita nei dischi a nome di un singolo musicista. Attorno alle sue composizioni si avverte un’intenso afflato sonoro dell’intero quintetto, al quale si aggiungono per alcuni brani due valenti ospiti d’onore quali Glauco Venier e Filippo Vignato.

 


 INTERVISTA DI TAMARA CASULA – www.outsidersmusica.it

Abbiamo incontrato Rosa Brunello e il suo quintetto  venerdì 10 maggio, al 28DiVino, la contrabbassista veneta a soli 27 è l’autrice e l’arrangiatrice dei pezzi che compongono il loro primo CD, “Camarones a La Plancha”, e dirige con sicurezza la sua piccola orchestra composta dai validissimi musicisti Piero Bittoloal sax, David Boato alla trombaRiccardo Chiaron alla chitarra elettrica e Luca Colussi alla batteria.

 

Questa giovane e talentuosa donna ci ha fatto emozionare con le sue composizioni melodiche, che spaziano tra il jazz, il rock e le sonorità latine, aiutata da un gruppo ben affiatato con il quale riesce a coinvolgere e a far sognare il suo pubblico.

Dopo aver assaporato questa sua esibizione, che se si volesse riassumere in due parole queste non potrebbero che essere energetica e poetica, abbiamo deciso di conoscere meglio Rosa Brunello.

Rosa parlaci  un po’ di te, come è nata la passione per la musica, per il jazz e quando hai iniziato a suonare?

Ho iniziato a studiare la chitarra da piccola, come succede a tantissimi bambini ai quali i genitori fanno studiare uno strumento. Prima un po’ di pianoforte e poi per anni di seguito lezioni private, tipo: il giovedì basket, il venerdì chitarra. La cosa non mi pesava, era un gioco. Disegnavo sull’astuccio in legno della chitarra immagini dei pirati. Quindi nessuna folgorazione e non potrei dire che ci sia stato un momento particolare in cui abbia fatto una promessa a me stessa, mi è sempre sembrato parte della mia giornata. Dalla chitarra classica sono passata allo studio del basso verso i quindici anni in una scuola di musica di Mogliano gestita e frequentata da jazzisti. Il direttore era (ed è) David Boato che mi ha subito incoraggiata. Esisteva all’interno della scuola la possibilità di accedere a borse di studio negli ambienti del jazz (Umbria Jazz, Berklee College of Music). In questo modo ho potuto frequentare seminari sia a Perugia che a Boston.

Quando hai capito che volevi far diventare una professione questa tua passione?

Probabilmente quando si trattava di decidere, dopo la maturità, se iscrivermi al Conservatorio o no.

Chi  ha maggiormente influenzato le tue  composizioni?

Immagino che, per ognuno di noi, siano le musiche che più si ascoltano nell’età dell’adolescenza a rifarsi vive per il resto della vita insinuandosi nell’ispirazione. Probabilmente è successo anche a me, che ho vissuto di Beatles e del teatro respirato in casa mia dove ascoltavo mio papà e i suoi amici burattinai comporre le canzoni per le loro storie. La vedevo come una cosa normale. Una storia si racconta anche con una melodia.

Per quanto riguarda i musicisti con i quali ho suonato e che mi hanno influenzata, ce ne sono più di uno, ma penso innanzitutto ai miei maestri più diretti come David Boato, Andrea Lombardini e Glauco Venier. Credo che sia una fortuna avere chi ti fa capire da subito gli obiettivi nobili della musica, come di ogni disciplina artistica, lasciando da parte gli autocompiacimenti.

Quando componi ci sono dei posti dove ti piace andare anche solo con la fantasia?

Innanzitutto i luoghi della memoria. Poi succede che, iniziando una frase che vuole essere la ricostruzione di un momento, la frase stessa si fa autonoma da quel ricordo e ti introduce in luoghi nuovi, anche fantastici, mai esistiti.. c’è il piacere di farsi condurre per mano dalla fantasia fino a scoprirli.

Che emozioni ti piace far nascere nelle persone che ascoltano la tua musica?

Per me comporre un brano è raccontare una storia e mi piace immaginare in chi ascolta la curiosità, l’attesa, di sapere come va a finire.

 

Donne e carriera… nel mondo del jazz ci sono difficoltà ad emergere legate al tuo essere donna?

Da bambina per passione giocavo a calcio, ero anche il capitano in una squadra di soli maschi. Poi ho smesso e voltato pagina. Tutti possono immaginare perché una bambina non avrebbe potuto fare altrimenti. Con la musica è stato diverso. Mi capita di frequente di ragionare con le mie amiche sullo sconfortante maschilismo diffuso a tutti i livelli nel nostro Paese. Mi viene da pensare che un ambiente creativo e aperto ad influenze internazionali come quello del jazz supererà per primo questo retaggio che in altri Paesi non c’è.

Per questo non voglio restare in panchina.

Dove ti vedi fra 10 anni? Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Il mio sogno è quello di riuscire a girare il mondo con la musica, conoscere le culture diverse e chissà che la musica non mi aiuti a stare bene in mezzo agli altri.

A chi vorresti o a cosa vorresti dedicare il tuo ultimo lavoro musicale?

A chi vuol cambiare il mondo.

 


RECENSIONE DI CAMARONES A LA PLANCHA – di Eugenio Mirti, Jazzit 76 Maggio/Giugno 2013

Jazzit 76 Maggio/Giugno 2013 – di Eugenio Mirti

I mondi sonori proposti dal quintetto di Rosa Brunello in “Camarones a la plancha” sono affascinanti e costruiti con alcuni elementi in grande evidenza: in particolare spicca la costante aggressione ritmica portata da basso e batteria, che caratterizza tutti i brani. Si apprezza la visione compositiva della contrabbassista, originale per sound e costruzione, realizzata con una brillante commissione trans-genere (jazz, latin, rock), suonata da un gruppo funambolico e aggressivo, con melodie a volte memorabili (Il lagunare).

Le composizioni sono molto lunghe e ben sviluppate, con il prevalere di riff rock, ricerca di groove e momenti ben riusciti di pazzia collettiva di stampo avant-garde (Viali in fiore). Particolarmente rilevante è l’aspetto timbrico, con il bel mix dei tanti fiati (è ottima la scelta di Venier e Vignato come ospiti del quintetto), la ritmica che spesso propone ambienti dal taglio hip hop o house, il sound elettronico della chitarra: tutti elementi enfatizzati dagli arrangiamenti, sempre imprevedibili, a volte con parti in contrappunto (Sister ‘n Lò), in altri casi legati ai prepotenti riff di Brunello. (Viali in fiore).

Us è un’ottima partenza: introdotta da un veloce riff di contrabbasso con ritmi quasi dance, è esaltata dal tema di tromba, mentre Bittolo Bon raddoppia la parte di Brunello: come si può capire è un incipit prepotente, un misto di rock e avant-garde che fa brillare la memorabile melodia. Atmosfere alla Bill Frisell sono invece alla base di Sister ‘n Lò, che propone un tempo lento a sorreggere il tema di sax e tromba, costruendo nell’insieme un mondo sonoro sinuoso e molto intenso, arricchito da begli assolo di contrabbasso e chitarra.

Le ottime capacità strumentali di Brunello si esaltano nella lunga introduzione di contrabbasso di Malasana, che lancia il brano aprendo con un aggressivo riff in 5/4; l’estetica di stacchi e break prende il sopravvento, la chitarra si esprime in un assolo gagliardo che introduce le genialità dinamiche dell’assolo di tromba e il tutto sfocia in un dialogo free tra sax e batteria, realizzando un insieme affascinante per varietà e inventiva.

Il lagunare è una composizione di Gigio Brunello impreziosita dalla presenza di Glauco Venier al pianoforte (il tema è esposto dalla tromba con sordina che disegna pregevoli sonorità noir), mentre la conclusiva Bambini sperduti è ancora basata su un riff di basso (in tempo dispari) doppiata dal sax.

Nell’insieme “Camarones a la plancha” è un disco sorprendente, con atmosfere originali e un gruppo ben affiatato e di notevole livello, che riesce ad esprimere una grande energia.

— Eugenio Mirti, JAZZIT n.76 — JAZZIT LIKES IT!


RECENSIONE DEL CONCERTO DEL ROSA BRUNELLO QUINTET AL 28DIVINO, ROMA, 10 MAGGIO 2013:

Rosa Brunello, il jazz venuto dalla Laguna – di Giovanni Rossi, www.outsidersmusica.it

Nel panorama capitolino dei concerti jazz spesso ci si deve accontentare di una fiacca e monocorde riproposizione degli standards. Quindi è con vero entusiasmo che ho ascoltato venerdì 10 maggio, al 28DiVino, il Rosa Brunello Quintet: un essemble di giovani e validissimi musicisti che ha il coraggio di proporre un repertorio di musica originale.

In un settore in cui ancora le donne fanno fatica ad imporsi è una lieta sorpresa il poter scrivere di una brava e giovane musicista, Rosa Brunello, che si pone alla guida di un gruppo. A dispetto dei suoi soli ventisette anni, la contrabbassista veneta, dirige con piglio sicuro la piccola orchestra, essendo anche l’autrice e l’arrangiatrice dei pezzi che compongono il loro primo CD, “Camarones a La Plancha”, edito dalla meritevole casa discografica “Zone di musica”.

Nel concerto dal vivo si può cogliere l’estrema versatilità del quintetto. Accanto a gradevolissime melodie quali la title track oppure “Lagunare” che suggeriscono agli ascoltatori placide visioni di assolate distese marine, si passa ai ritmi serrati quasi compulsivi di pezzi quali “Us”, in cui ognuno dei musicisti ha la possibilità di esprimere il suo estro in lunghi assoli, fino a che, dopo aver seguito strade diverse, i suoni si ricongiungono e pervengono ad una unità armonica nel finale.

Diplomatasi al conservatorio di Trieste su una tesi su Dave Holland, l’influenza del grande contrabbassista inglese in Rosa Brunello si nota soprattutto nella scrittura di testi precisi e puntuali, in cui sono permesse le divagazioni, ma che non rimangono mai sterili e fini a sé stesse. Nel sound già ricco e vigoroso della musicista veneta possiamo rintracciare anche echi di progressive rock e della passione giovanile per il reggae. La contaminazione tra generi, unito al possente richiamo a quella corrente denominata “jazz fusion” che dominò la scena sul finire degli anni Sessanta, crea brani vividi, pulsanti, capaci di riflettere una forte e fresca autorialità per fortuna non zavorrata dall’intento di stupire a tutti i costi.

Il quintetto si produce nel live come una gioiosa macchina di musica in cui spicca (non me ne vogliano gli altri), il sax di Piero Bittolo le cui accelerazioni, improvvisazioni, rimonte stordiscono ed ammaliano gli spettatori. Se mi passate il paragone calcistico mentre la giovane leader è il regista della squadra, il sassofonista veneziano è il goleador che la mette dentro. Non bisogna però far torto di tacere della bravura e della perizia tecnica degli altri tre componenti del gruppo: David Boato alla tromba, Riccardo Chiaron alla chitarra elettrica e Luca Colussi alla batteria.

Alla fine del concerto, dopo due ore di ottimo jazz, nello spazio raccolto ed intimo del 28 Divino, è stato facile pronosticare, per gli spettatori presenti, un fulgido avvenire pieno di soddisfazioni per Rosa Brunello. Non posso che accodarmi agli elogi ed aspettare la crescita e l’evoluzione di questa nuova stella del jazz italiano.

 


RECENSIONE DI CAMARONES A LA PLANCHA – Musica Jazz, aprile 2013

recensione camarones_musica jazz aprile 2013

 


RECENSIONE DEL DISCO OMIT FIVE – di Elena Giorgi

Il primo disco degli Omit Five

Qualche settimana fa, m’è capitato tra le mani il cd degli Omit Five, pubblicato da Caligola Records alla fine del 2012.
Confesso che ne ho rimandato ripetutamente l’ascolto, giorno dopo giorno, per dare spazio ad altre priorità musicali e professionali.
Chiedo venia, quindi, al bravo Filippo Vignato (trombone) e a tutti i giovanissimi Omit: Mattia Dalla Pozza (sax alto), Joseph Circelli (chitarra), Rosa Brunello (contrabbasso) e Simone Sferruzza (batteria).
Chiedo soprattutto scusa a me stessa, perchè, continuando a nascondermi dietro la nenia“lo faccio domani”, mi stavo sempre più allontanando da un buon disco, interessante e piacevole.
Il quintetto si approccia al jazz sfiorando e sfumando sonorità alla Dave Douglas: contemporanee, innovative, fantasiose ma pur sempre confinanti con il jazz più tradizionale.
Delle dieci tracce, escludendo le due ottime rivisitazioni di Oclupaca di Ellington e Shiny things di Tom Waits, due sono firmate dalla Brunello, due da Vignato, uno da Sferruzza e tre da Circelli.
Lasciano indubbiamente il segno Camarones a la plancha della bravissima Brunello,Catarifrangenti di Circelli e The last night in San Giuliano di Vignato.

 

 


RECENSIONE DI CAMARONES A LA PLANCHA di Donato Zoppo

Per Rosa Brunello il tempo è un’altra cosa. E’ sospensione, pausa, quella controra ombrosa e assolata a seconda di dove ti muovi, pancia piena, palato amaro di caffè e un bel ricordo di gamberoni in un trionfo di frittura, proprio quello consegnato a una copertina tutta paranza e profumi. Camarones a la plancha è un formidabile spaccato di jazz moderno, nel quale il quintetto sciorina influenze hot, reggae, latin e funk in una sequenza allettante e fresca. Vedi una ragazza al contrabbasso e pensi a Esperanza Spalding – con la quale Rosa condivide l’amore per Dave Holland – ma qui non bisogna dimenticare l’amalgama di una band coi fiocchi. Buon appetito. – Donato Zoppo


 

RECENSIONE DI OMIT FIVE – Musica Jazz, aprile 2013

 

recensione OMIT FIVE_musica jazz aprile 2013


RECENSIONE DI OMIT FIVE – Jazzit, maggio/giugno 2013

 

 

recensione OMIT FIVE_jazzit maggio2013

 


articolo pre-concerto cassino maggio 2013


OMIT FIVE: IL JAZZ ITALIANO GIOVANE E PROMETTENTE IN CONCERTO A PARIGI E AMSTERDAM

MARTEDÌ 20 NOVEMBRE 2012

ROMA\ aise\ – Cinque musicisti giovanissimi vincitori del Barga Jazz Contest 2011, del Premio Nazionale delle Arti Sezione Jazz 2011 indetto dal MIUR, secondi ai concorsi “Chicco Bettinardi Jazz Contest 2012” e del “Porsche live, giovani e jazz 2012”, freschi della pubblicazione del loro primo lavoro discografico omonimo edito dall’etichetta “Caligola Records”. Stiamo parlando degli “OMIT Five”, gruppo formatosi appena due anni fa, ma già ben amalgamato e su un binario che li porterà lontano.
Mattia Dalla Pozza al sax alto, Filippo Vignato al trombone, Joseph Circelli alla chitarra, Rosa Brunello al contrabasso e Simone Sferruzza alla batteria, pur provenendo da parti diverse d’Italia, si sono conosciuti al Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo, dove hanno frequentato insieme il laboratorio d’improvvisazione del biennio di specializzazione in jazz.
Lo studio e l’approfondimento congiunto del linguaggio jazzistico ha quindi trovato una concerta realizzazione con il gruppo OMIT Five, che oggi vanta un repertorio composto da brani originali che stanno ottenendo l’apprezzamento del pubblico e della critica. Brani in stile post-bop, frutto dell’equilibrio raggiunto tra i diversi strumenti il cui accostamento non è dei più comuni. I temi sono spesso caratterizzati dall’armonizzazione a due voci di trombone e sax, binomio sonoro quasi identificativo del gruppo, con una ritmica calzante e molto presente, mai scontata ed in cui l’improvvisazione è parte integrante delle composizioni.
Gruppo dal suono acustico moderno e tendente all’innovazione che sperimenta le varie combinazioni sonore e ritmiche lasciandosi andare a cambi e poliritmie. Nonostante l’età media sia intorno ai 25 anni, siamo di fronte a tutti musicisti e quindi solisti di livello, che hanno avuto diverse esperienze formative messe a disposizione della creatività del gruppo e che continuano ad approfondire lo studio jazzistico oltre ad avere anche altre formazioni.
Ad oggi sono numerose le partecipazioni degli OMIT Five ai già citati concorsi come a rassegne di respiro internazionale quali Umbria Jazz 2012, Musica Futura 2012, il Venezze Jazz Festival 2011 e il Fara Music Jazz Live 2011; e nei club italiani come il Torrione Jazz Club di Ferrara, Milestone – Piacenza Jazz Club, Le Scimmie e il Rovigo Jazz Club.
Il 15 novembre è iniziato un loro primo tour di presentazione del disco che li ha visti a Silea, vicino Treviso, a Milano e Campagna Lupa, in provincia di Venezia. Ma l’agenda di appuntamenti del gruppo prevede per i prossimi giorni delle esibizioni anche fuori dai confini nazionali. Domani, mercoledì 21 novembre, gli OMIT Five sono attesi all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi dove si esibiranno a partire dalle ore 20.00; l’indomani, poi, 22 novembre sempre a Parigi vi sarà un concerto al Cafè de la Plage, 59 Rue de Charonne. Il 23 novembre invece, gli OMIT Five partiranno alla volta di Amsterdam dove la sera si esibiranno presso l’Istituto Italiano di Cultura della città. (c.padellaro\aise)

 


 

I gamberi alla griglia in salsa jazz di Rosa Brunello

La Nuova Venezia – 03 novembre 2012 – pagina 48   sezione: Nazionale

di Michele Bugliari
La giovane contrabbassista jazz Rosa Brunello insieme al suo valido quintetto, oggi alle 21,30, Al Vapore Bar & Musica di Marghera presenterà dal vivo il suo primo album a suo nome: “Camarones a la plancha”, pubblicato dall’etichetta romana Zone di Musica. La brava musicista, compositrice ed arrangiatrice, 26 anni, di Mogliano Veneto, si presenterà in veste di leader di una formazione di tutto rispetto composta da David Boato (tromba e flicorno), Piero Bittolo Bon (sax alto e baritono), Riccardo Chiarion (chitarra), Luca Colussi (batteria) e special guest: Filippo Vignato (trombone). La Brunello presenterà i suoi “gamberi alla griglia (“Camarones a la plancha”)” in salsa jazz. Si tratta di un repertorio originale interamente firmato dalla contrabbassista che sarà arricchito da “Il lagunare”, vecchio brano antimilitarista scritto dal padre della musicista: il burattinaio, autore e regista teatrale Gigio Brunello. Quello attuale è un periodo fecondo per la musicista che è anche protagonista di un’altra nuova uscita discografica: Omit Five (Caligola Records), un album che prende il titolo dall’omonima formazione che è composta oltre che dalla contrabbassista da Filippo Vignato (trombone), Mattia Dalla Pozza (sax), Joseph Circelli (chitarra) e Simone Sferruzza (batteria). La Brunello, dopo aver iniziato gli studi musicali con Alessandro Fedrigo, David Boato e Andrea Lombardini, ha vinto a “Umbria Jazz Clinics – Berklee in Umbria” nel 2003 una borsa di studio che le ha consentito di frequentare il Berklee College of Music di Boston, dove ha ricevuto un’ulteriore borsa di studio. Poi, si è distinta anche ai corsi estivi di “Siena Jazz” nel 2009. Si è perfezionata con Glauco Venier, Klaus Gesing, Stefano Bellon ed Edu Hebling. Nel 2010 si è diplomata al conservatorio jazz Tartini, riarrangiando per sestetto i brani dell’album “Points of View” del grande contrabbassista e compositore Dave Holland. Attualmente frequenta il biennio sperimentale di jazz al Conservatorio Venezze di Rovigo con Stefano Senni, Marco Tamburini, Stefano Onorati, Ambrogio De Palma e Marcello Tonolo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

 


Rosa Brunello  La grazia di una donna e la forza del jazz

Intervista di Matteo Marcon per La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso, Il Mattino di Padova – 31.10.2012

 

MOGLIANO VENETO. Quando le sue mani lottano con le corde pesanti del contrabbasso sembra andare in trance. Rosa Brunello si lascia trasportare dal flusso del jazz, dai profumi e dalle atmosfere dei luoghi, chiude gli occhi e le sue dita danzano sulla tastiera fretless del fedele compagno. Che si tratti di suonare i grandi standard della storia del jazz in vorticose jam session, o di eseguire le proprie composizioni ispirate ai ritmi del mondo e alla sua storia di vita, la contrabbassista moglianese a soli 26 anni ha già saputo affermarsi come nuovo talento della scena jazz. Vanta diverse formazioni a suo nome e dopo essersi aggiudicata innumerevoli borse di studio nelle più prestigiose scuole di musica jazz, da Perugia alla Berklee di Boston, ha recentemente dato vita al primo disco con il suo “Rosa Brunello 5et”.

Si intitola “Chamarones a la plancha” e sarà presentato dal vivo al Vapore di Marghera sabato prossimo. Al suo fianco avrà nomi importanti e giovani emergenti del jazz nostrano: David Boato alla tromba, Piero Bittolo Bon al sax, Riccardo Chiarion alla chitarra, Luca Colussi alla batteria e Filippo Vignato al trombone. A sostenere il tutto c’è lei, colonna portante della sezione ritmica e non solo, perché tutti i brani del disco, tranne uno, la vedono anche come autrice e arrangiatrice.

Non fosse che di donne al contrabbasso ce ne sono già poche, quella di Rosa Brunello è un attitudine musicale davvero unica, che fonde il jazz con elementi pop, rock e reggae. «Sono cresciuta ascoltando solo Beatles fino ai 13 anni» racconta «ancora oggi oltre al jazz mi piacciono molto il reggae, che è il genere con cui ho iniziato, e la grande canzone d’autore italiana. La mia tesi al conservatorio è stata su Dave Holland, probabilmente il suo modo di scrivere e arrangiare mi ha influenzato molto».

I temi e le armonie di “Camarones a la Plancha” sembrano però soprattutto delle polaroid della sua vita trasformate in musica. Nei brani c’è tutto fuorché l’autoreferenzialità che spesso zavorra simili produzioni, c’è la freschezza di ricordi vividi, di piccole esperienze e sentimenti. «“Us” è il primo brano che ho scritto, ci si presenta uno alla volta, un po’ come nel Bolero di Ravel, ma parla anche di una storia personale. “Viali in fiore” è un luogo personale, che mi crea emozioni».

Non lontano dalla villa museo dell’artista Toni Benetton, a Marocco di Mogliano, Rosa Brunello è cresciuta in un luogo suggestivo: una casa sul fiume, col mulino, a due passi dal laboratorio del padre burattinaio, e autore teatrale, Gigio Brunello. In qualche modo, si sente figlia d’arte: «I suoi spettacoli mi hanno accompagnato fin da bambina. Da quando avevo 13 anni ho girato con lui tra festival ed esibizioni. Ho avuto la fortuna di crescere in ambiente creativo e aperto». Favore ricambiato ospitando una sua vecchia canzone nell’album: «L’ha scritta quando era a militare: “il lagunare” è una canzone antimilitarista, mi ha emozionato molto sentire la voce di mio padre quando aveva la mia età».

I brani originali del disco sono dunque legati a storie famigliari, come “Sister in Lo” ispirata dall’annuncio di nozze della sorella, e a piccoli momenti quotidiani: «Per esempio. “Suv” è nata mentre ero nella mia pandina sul Terraglio e sono stata superata da un Suv, con una manovra pericolosa, gli ho suonato il clacson e poi ho registrato la stessa melodia col cellulare. “Camarones a la Plancha” mi ricorda invece un viaggio in Messico, mangiavamo i gamberoni sulla spiaggia in riva all’oceano ed era bellissimo».

Musica e ritmo sono dappertutto, basta saperli cogliere e ascoltare.


OMIT FIVE:

Omit Five’s reviews


ROSA BRUNELLO 5et:

Recensione ROSA BRUNELLO 5et – Live @ Art Blakey Jazz Club
Scritto da Martina Bernareggi (14/11/2011)

 


 

Articolo uscito su Jazzit il 25/10/2010