WHAT PEOPLE SAY ABOUT Omit Five


Speak Random – jazzweekly.com

Consisting of Mattia Dalla Pozza/as, Filippo Vignato/tb, Joseph Circelli/g, Rosa Brunello/b and Simone Sferruzza/dr, the Omit Five has a heart in the post bop tradition, with gleanings from the freer side of the street. Boppish pieces such as “Pomeriggi Ameni” display clean lines from the horns as well as linear guitar musings, while the two horns unify for some harmonious moments on a chanting “I Wanna Feel Nasty” and gently striding “Family.” Brunello gets spotlighted in some solos and duets on “Berlin June Walk” and “ Uyusukluk” while the whole team gets down and funky on “Anni Luce.” Vignato’s trombone gracefully glides throughout, especially on the flowing “Pina Baush” making the whole a greater piece than the separate parts. Fresh and fragrant.

 

Speak Random – Giuseppe Marvilla – scriveredijazz

Dopo il promettente esordio dello scorso anno con l’omonimo album, qui recensito, il quintetto degli Omit Five ritorna con questo cd in cui: Mattia Dalla Pozza (sax alto); Filippo Vignato (trombone); Joseph Circelli (chitarra); Rosa Brunello (contrabbasso); Simone Sferruzza (batteria) ribadiscono quelle che sono le linee guida del loro layout musicale, ovvero, un gradevole cool jazz misto a frequenti risvolti post-bop a volte viranti  verso orizzonti  mainstream. Eppure fra le tredici tracce di questo gradevole cd si rivelano desideri, non tanto nascosti, di avventure fuori dai canoni predominanti di questo lavoro. Sono episodi di breve durata, frammenti di idee a cui dare subito forma e consistenza che si sviluppano prevalentemente in duo o in solitudine. Segno che qualcosa di non convenzionale cova negli animi di questi cinque giovani musicisti che, in occasione della seconda loro opportunità discografica, si mostrano  sicuramente maturati e assurti a ruolo di musicisti navigati. Le loro composizioni appaiono ben strutturate e denunciano un’ideazione di base che tiene conto degli elementi primari necessari nella stesura di un brano di jazz che tale si possa definire. E il caso di “Vain” traccia di apertura delle selezioni di questo cd e di brani come “Pomeriggi Ameni” e della fluida “I Wanna Feel Nasty”. Poi arriva un’intrigante ballata “Three Views of a dream” e l’osante “Anni Luce” che mostra commistioni interessanti e bagliori rockeggianti, attraverso un’evoluzione non preconfigurabile. Il resto è più o meno velato da una certa convenzionalità, seppur di pregiata fattura, perché questi cinque ragazzi, come già prima puntualizzato, hanno prerogative stilistiche di qualità. E allora forse servirebbe più coraggio e intraprendenza ma nel frattempo va bene così.

 

Omit Five – SPEAK RANDOM by Rotcod Zzaj: 

copertina speak random_webWhat a great title for this improv/contemporary set… jazzers who want the high energy of improvised, yet want some recognizable “form” will totally dig this, especially tunes like “Anni Luce“. For listeners who want the “cool” to also be a part of the experience, I’ve no doubt that pieces like “I Wanna Feel Nasty” will fill the bill (some excellent bass & guitar on this one, too). My personal favorite of the thirteen performances was “Family“, which swirls with the same emotions you experience with that unit.

This great Italian quintet gets a HIGHLY RECOMMENDED from these ol’ ears, with an “EQ” (energy quotient) rating of 4.97. Get more information at the SLAM label page for this CD. Rotcod Zzaj

 

“Speak Random” review by Vittorio Lo Conte – MusicZoom.it

TRANSLATION
Inside the Conservatory of Rovigo was formed this quintet of musicians, Omit Five, from various Italian regions and quickly found their own path . They do a full post-bop modern elements or extraneous to the jazz in the strict sense , it has found a point of sedimentation in the first album recorded for Caligula Records and now a further development and step forward with this new production for English Slam Productions. Great disc , let us say at once , full of striking rhythmic cues , in full agreement with what is happening in world of contemporary jazz , and great compositions that emphasize the original appearance of the band, now with its own character . The numerous concerts in Italy and abroad , have been the breeding ground that has forgere contributed to their music, a kaleidoscope of colors and stamps which all the musicians Matt Dalla Pozza on alto sax ,Philip Vignato on trombone , guitar Joseph Circelli electtrica ,Rosa Brunello Sferruzza on bass and Simon on drums. The use of trombone, used with mutes and mindful of the great Roswell Rudd , along with the alto saxophone and the guitar makes it original , sparkling, has that something special that makes this group a reality of national absolute level , keeping up with what’s happening elsewhere, despite each of the five contributing with their own compositions to the whole. yet works , one might say , with a nice mix of modern and sounds ranging towards the main road . The solos are followed regularly and conviction , all good , part of an organism that breathes in unison. There is also a short piece for solo double bass of Rosa Brunello, Uyusukluk , dreamy ballad of the Three Views of a Dream but also the crackling Anni Luce or Fussmatten, perhaps one of the best moments of the album. The five are inspired by the music of modern authors , Dave Holland and Dave Douglas , for example , Greg Osby or Tim Berne , but have been able to make progress and acquired personality so you can put them among the most interesting Italian groups .

ORIGINAL
All’interno del conservatorio di Rovigo si è formato questo quintetto di musicisti, Omit Five, proveniente da varie regioni italiane e che ha trovato subito una propria via. Fanno un post bop ricco di elementi moderni o estranei al jazz inteso in senso stretto, che ha trovato prima un punto di sedimentazione nel primo disco inciso per la Caligola Records e ora un ulteriore sviluppo e passo in avanti con questa nuova produzione per l´inglese Slam Productions. Gran disco, diciamolo subito, ricco di suggestivi spunti ritmici, in pieno accordo con quello che succede nel mondo del jazz contemporaneo, e di ottime composizioni che sottolineano l’aspetto originale della band, ormai con una propria fisionomia. I numerosi concerti, in Italia ed all’estero, sono stati la fucina che ha contribuito a forgere la loro musica, un caleidoscopio di colori e timbri cui partecipano tutti i musicisti Mattia Dalla Pozza al sax alto, Filippo Vignato al trombone, Joseph Circelli alla chitarra electtrica, Rosa Brunello al contrabbasso e Simone Sferruzza alla batteria. L’uso di trombone, usato con sordine e memore del grande Roswell Rudd, insieme al sax alto ed alla chitarra rende il tutto originale, frizzante, ha quel qualcosa di speciale che fa di questo gruppo una realtà nazionale di assoluto livello, al passo con quello che succede altrove, nonostante ognuno dei cinque contribuisca con composizioni proprie al tutto. Eppur funziona, verrebbe da dire, con una bel mix di moderno e suoni che vanno verso la strada maestra. Gli assoli si susseguono con regolarità e convinzione, tutti bravi, parte di un organismo che respira all´unisono.
C´è anche un breve brano solitario per il contrabbasso di Rosa Brunello, Uyusukluk, la ballad sognante di Three Views of a Dream ma anche gli scoppiettanti Anni Luce o Fussmatten, forse uno dei momenti migliori dell´album. I cinque si ispirano alle musiche di autori moderni, Dave Holland o Dave Douglas ad esempio, Greg Osby o Tim Berne, ma hanno saputo fare progressi ed acquisito personalità così da poterli mettere fra i gruppi italiani più interessanti.
– Vittorio Lo Conte http://www.musiczoom.it/?p=18615

 

“Speak Random” review by Francois Couture

ORIGINAL
Groupe de jazz italien, un quintette sax alto-trombone-guitare-contrebasse-batterie.Tous les membres contribuent au répertoire du groupe, ce qui, selon mon expérience, donne toujours de meilleurs résultats.Speak Randomest un disque généreux qui transite bien entre des racines be-bop solidement ancrées et des explorations plus atonales, voire non idiomatiques. Quelques longueurs, quelques moments forts (dont “Pina Baush”), une belle aisance et de la joie de vivre.

TRANSLATION
An Italian jazz band, quintet line-up: alto sax, trombone, guitar, doublebass, drum kit.All membres contribute to the band’s repertoire, which, in my experience, always gives better results.Speak Randomis a generous offering that moves skillfully between its firmly anchored be-bop roots and more atonal, even non-idiomatic journeys. Some overlong passages, some highlights (including “Pina Baush”), fine ease of play and noticeable joie de vivre.

— Francois Couture

 

Delle dieci tracce proposte, se si escludono il suggestivo Oclupaca, fra i brani meno noti dell’ultima produzione ellingtoniana, e Shiny things, di Tom Waits, due sono firmati dalla Brunello, due da Vignato, uno da Sferruzza e tre da Circelli, a testimoniare che la musica degli Omit Five è frutto di un lavoro realmente collettivo e paritetico, dove anche le variegate soluzioni timbriche e ritmico–armoniche, frutto del gusto e della sensibilità dei diversi autori, sono comunque riconducibili ad una sonorità ben definita. Basterebbe già questo per esser soddisfatti dei risultati conseguiti in così breve tempo da cinque jazzisti di cui, ne siamo certi, sentiremo presto molto parlare.

— Claudio Donà

 

La loro proposta inalvea pensieri modali (Nodo Gordiano), nervature rock (ZTL), poliritmie e un’articolazione tematica complessa (Roulotte in fila indiana) in un lessico che orbita attorno a un’estetica post-bop rivisitata. Gusto per l’imprevisto e consapevolezza della tradizione si condensano nella scrittura di brano originali ma anche nelle riletture Shiny Things di Tom Waits e Oclupaca, lunga cavalcata afrocentrica a firma di Ellington. Monday Nights emana un fascino pinkfloydiano munifico di contrasti timbrici e con un ricercato intervento di Circelli; la collante melodia tratteggiata in Bambini Sperduti fluttua immersa nella psichedelica liquida e chiude un lavoro intrigante.”

 (ADV – Jazzit) – Jazzit LIKES IT!

 

Se, oggi come oggi, è davvero difficile affermare qualcosa di completamente nuovo, si può comunque provare a farlo con personalità, mescolando le carte in tavola e facendo risuonare in maniera differente qualcosa di già sentito. E i mezzi sono numerosi: si possono mettere a confronto materiali diversi o proporre angolazioni inattese. Anche molte di queste strade sono state già tentate, chiaramente, ma c’è spazio quantomeno per provare una soluzione.
Omit Five è un quintetto dal disegno particolare ma non troppo: la frontline si compone di sax alto e trompbone ed è sorretta armonicamente dalla chitarra e da una ritmica solida. Nel repertorio troviamo due riprese diverse per provenienza – Shiny Things di Tom Waits e Oclupaca di Duke Ellington – e otto brani originali firmati da Circelli, Vignato, Sferruzza e Brunello, in ordine di apparizione. Nell’approccio ai temi e alle improvvisazioni, nelle composizioni e nelle scelte sonore si avverte come la “distanza” tra i due autori scelti venga colmata dalla mescolanza continua di elementi disparati: si sentono continuamente echi e rimandi a una vastissima quantità di momenti della storia musicale del novecento, dal jazz delle origini al modern mainstream, dal bop e dal post bop alle rock d’autore. Il risultato del lavoro del quintetto diventa perciò la lettura in trasparenza delle molte ispirazioni e delle influenze che ciascuna ha sull’altra.
E, se come si diceva, tutto questo può anche non essere rivoluzionario, quanto meno Omit Five stabilisce subito il punto, lo si voglia chiamare personalità del quintetto o stile espressivo, poco cambia. In poche note si entra in sintonia con le evoluzioni del quintetto e se ne segue poi la linea singolare, spigolosa quanto basta, sinuosa dove serve, sempre vivace. La scelta delle sonorità e i loro incroci, la voglia di arrangiare il quintetto in maniera anche orchestrale, con i fiati e le voci a creare supporto per gli assolo della ritmicam danno ulteriore spazio agli abbondanti settantuno minuti del disco.

— Fabio Ciminiera, jazzconvention.net

Qualche settimana fa, m’è capitato tra le mani il cd degli Omit Five, pubblicato da Caligola Records alla fine del 2012. Confesso che ne ho rimandato ripetutamente l’ascolto, giorno dopo giorno, per dare spazio ad altre priorità musicali e professionali. Chiedo venia, quindi, al bravo Filippo Vignato (trombone) e a tutti i giovanissimi Omit: Mattia Dalla Pozza (sax alto), Joseph Circelli (chitarra), Rosa Brunello (contrabbasso) e Simone Sferruzza (batteria). Chiedo soprattutto scusa a me stessa, perchè, continuando a nascondermi dietro la nenia “lo faccio domani”, mi stavo sempre più allontanando da un buon disco, interessante e piacevole. Il quintetto si approccia al jazz sfiorando e sfumando sonorità alla Dave Douglas: contemporanee, innovative, fantasiose ma pur sempre confinanti con il jazz più tradizionale. Delle dieci tracce, escludendo le due ottime rivisitazioni di Oclupaca di Ellington e Shiny things di Tom Waits, due sono firmate dalla Brunello, due da Vignato, uno da Sferruzza e tre da Circelli. Lasciano indubbiamente il segno Camarones a la plancha della bravissima Brunello, Catarifrangenti di Circelli e The last night in San Giuliano di Vignato.

— Il primo disco degli Omit Five – Elena Giorgi dal blog  www.imnotagroupie.com

 

Un esordio tanto pregevole non può che sorgere da un intenso lavoro collettivo capace di esaltare il valore dei singoli in un progetto coerente e ben strutturato. Il quintetto è nato nel 2010 come emanazione del laboratorio di improvvisazione del Conservatorio di Rovigo ed ha ottenuto già` significativi riconoscimenti: primo premio al Concorso Nazionale delle Arti e al Barga Jazz, e secondo posto al Concorso Nazionale Porche. L’eta` media dei componenti è 25 anni e la provenienza geografica è equamente distribuita tra nord e sud Italia. Quasi tutte le composizioni sono originali ed hanno arrangiamenti ricchi di mordente con parti scritte e assoli che si fondono con coerenza, senza forzature. I modelli di riferimento privilegiano un modern main stream avanzato e aperto alla sensibilità` contemporanea, partendo dalla lezione di maestri come Wayne Shorter e Dave Holland fino a collocarsi sulla prospettiva di Steve Lehman, Ben Allison e Dave Douglas. Le ottime doti personali si coniugano con l’articolato lavoro collettivo, che svela personalità nelle soluzioni timbriche e nell’articolazione ritmica.

— Leonardi, Musica Jazz Aprile 2013

 

Esce pochi mesi fa, per l’etichetta Caligola Records questo cd del gruppo Omit Five, cinque giovani musicisti che legano idealmente, dato le loro provenienze, Veneto Campania e Sicilia. Un cd frutto di un progetto che prende vita nel 2010, come appendice indipendente del laboratorio di improvvisazione del biennio jazz del conservatorio F.Venezze di Rovigo. I protagonisti: Mattia Dalla Pozza, sassofonista; Filippo Vignato al trombone; Joseph Circelli, chitarra; Rosa Brunello, contrabbassista e Simone Sferruzza, batteria. Registrato all’Urban Recording di Trieste nel settembre 2011 questo cd, che porta lo stesso nome del gruppo, è una pregevole realizzazione che rivela la dimestichezza con il mondo del jazz che musicalmente questi cinque musicisti hanno ormai acquisito. A ciò si aggiunge la loro capacità di aver saputo coniare un linguaggio espressivo che unisce una sorta di post bop o post cool con sonorità tipiche di jazz moderno, dove sono facilmente riscontrabili forme o strutture musicali che non nascondono, più di tanto, anche umori provenienti da ambiti pop o rock. Il tutto è confezionato con abile maestria e la qualità delle dieci composizioni contenute nel cd cresce ascolto dopo ascolto rivelando la bontà della scrittura, ben otto brani sono originali, una ben ragionata spalmatura delle parti improvvisative nonché una invidiabile sensibilità interpretativa che fuoriesce ad iosa nelle riprosizioni delle due tracce non originali: “Shyne Things” firmata dal binomio Tom Waits / Kathleen Brennan e “Oclupaca” del grande maestro Duke Ellington. Il quintetto si muove con maestria in ogni ambito della selezione musicale con i due fiati di Vignato e Dalla Pozza in grande evidenza e con la sei corde di Circelli che si rivela espressione di un layout certamente particolare ai quali si affianca una sezione ritmica incandescente che apporta vigore e impulso ritmico fondamentale in ogni momento della performance esecutiva. Nel suo insieme anche questa è un’altra bella testimonianza del grande amore per il jazz che le giovani generazioni di musicisti italiani amabilmente nutrono.

— Recensione album ‘Omit Five’ di Giuseppe Mavilla (http://scriveredijazz.blogspot.co.at/2013/04/omit-five.html)