Dan Kinzelman ( Tenor Sax, Clarinet )
Rosa Brunello ( Double bass )
David Boato ( Trumpet & Flugelhorn )
Filippo Vignato ( Trombone )
Luca Colussi ( Drums )
Francesca Viaro ( vocals )
Enzo Carniel ( Piano )
Release date: May 6, 2016

Two years after her debut recording, Camarones a la plancha, double bass player Rosa Brunello presents her latest effort as a leader, Upright Tales.  This album features 11 original tracks (13 tracks on downloadable album), 11 tales in a passionate, but also meditative mood.  Brunello confidently leads an unprecedented “rhythm section plus brass” quartet made up of some of the most intriguing, dynamic figures on the current Italian jazz scene. Acting as a centre of gravity for a spiritual, varying sonic universe, Brunello’s warm-voiced double bass marks out the spaces around which David Boato’s trumpet and Filippo Vignato’s trombone fluctuate and dance in a feverish interaction with Luca Colussi’s drums.  Particles of matter that, in an act of fermentation, move forcefully, swell and heat up, struggling to reassemble in a new arrangement. Particles that change, break up, split into other particles, similar though different, that, in turn, follow the same route in an endless cycle. A chemical metaphor for an alchemic, cohesive, ever-evolving music.

Recorded in Cavalicco on 1 June 2015 at Artesuono Recording Studio
Recording engineer Stefano Amerio

Photos by Andrea Boccalini

Liner notes by Brian Morton

Reviews

Rosa Brunello Y Los Fermentos: Upright Tales

La tradizione del contrabbassista-leader è una consuetudine che nel jazz ha dato frutti sapidi. Da Charles Mingus a Charlie Haden e Dave Holland, fino ai più recenti Chris Lightcap, Ben Allison e Michael Formanek, ma senza dimenticare la grande forza creativa di William Parker, il contrabbassista-leader ha sempre dato un’impronta forte all’impostazione di gruppi originali. Forse questo deriva dalla tradizionale funzione del contrabbasso di mettersi al servizio della musica, sostenendola e stimolandola, dando un supporto ritmico e nel contempo offrendo una cornice contrappuntistica. In tal modo fornendo sfumature, contrasti, variando l’angolazione dell’accadere musicale. Caratteristiche che, unite a particolare propensione progettuale, hanno spesso dato luogo a risultati eccezionali. La giovanissima Rosa Brunello si inserisce con modestia, grande tenacia e ricchezza di idee in questo prezioso filone. Le idee non le mancano certo: per averne conferma, basta ascoltare le sue composizioni, che si alternano ai contributi altrettanto pregnanti di David Boato e Filippo Vignato in questa sua seconda prova da leader, Upright Tales, successiva di quattro anni alla precedente pubblicazione Camarones A La Plancha. Rispetto a quel lavoro, l’organico strumentale coinvolto viene limato all’essenzialità di un quartetto, denominato Los Fermentos, con due ottoni e sezione ritmica, mantenendo la presenza di Boato, Vignato e Luca Colussi. Il quartetto senza pianoforte permette alla musica di dipanarsi con agilità e libertà, mettendo in luce una salda interazione tra i componenti, stimolata e favorita appunto dal lavoro della Brunello, che non imbriglia mai il flusso ritmico e musicale in una rotaia ritmica e armonica, ma lavora su una concezione di filigrana dialogica in continuo movimento, assecondata dalla mobile e sensibile percussione di Colussi. Il nucleo di base del quartetto è soggetto comunque a delle varianti in alcuni brani, con l’inserimento del sax tenore di Dan Kinzelman, del pianoforte di Enzo Carniel, della voce di Francesca Viaro. Questo per dare modo di mettere in luce la varietà espressiva e narrativa dei “racconti verticali,” titolo indovinato per una raccolta di brani come questa, in cui ogni traccia rappresenta un episodio autonomo, ben concluso in sé, eppure inserito in un flusso coerente. A parte i sapidi interventi di cui ci delizia il tenore di Kinzelman, ci sembra però di poter dare la preferenza all’equilibrio messo in scena dal quartetto, che si esprime con forte e fluida spinta nel serrato dialogo tra i fiati di “Vera” e con umore leggero nel motivetto delizioso di “The Day After” (che ricorda certi brani di Rava), dovuto alla penna di Vignato. Ma soprattutto dà il meglio di sé nei brani che aprono il disco: la rilassatezza melodica di “Sonata for Cosimo,” dove si mette pienamente in luce la sensibilità della leader nell’aderire ai due diversi registri espressivi messi in scena dagli interventi di Vignato e Boato; il mood sospeso di “Vertiges,” dove il contrabbasso ricorda molto da vicino Charlie Haden. E lo scoppiettante, boppistico “Dietro Tonolo” (di Boato), in cui la Brunello è più vicina all’altro grande modello di Dave Holland. Fino al piccolo cammeo di “Quasimodo”: tema delicato di ballad che insieme al conclusivo “Ylos” valorizza alcuni momenti di grazia compositivi di Boato.

21/11/2016 allaboutjazz.com Giuseppe Segala

Rosa Brunello y Los Fermentos – Upright Tales

Seconda incisione a nome Rosa Brunello quale leader, Upright Tales si apre e chiude con due brani, Sonata for Cosimo e Ylos, che tornano a usare la fuga e il contrappunto con semplicità, grazia e sapienza: questi (forse) i vertici di un ottimo album nel quale accadono diverse altre cose, non tutte ugualmente riuscite. Porre in apertura Sonata for Cosimo, quasi un “dirge”, è scelta coraggiosa quanto fortunata; brano mesto e pacato, di sottile lirismo e classica compostezza, che si dà tempo per far crescere dinamica e tensione. A due terzi del brano la fuga iniziale flicorno-trombone viene ripresa seppur variata, per la presenza del contrabbasso, e anziché condurre ad una chiusa, scontatamente simmetrica, la musica lentamente risale conducendo ad una sezione con una improvvisazione a due voci sviluppo della fuga medesima. Anche il finale Ylos, in una versione totalmente diversa da quella posta a metà disco, si apre con le voci che si inseguono, ora tre per l’aggiunta del sax tenore di Dan Kinzelman. L’intro è di coplandiana memoria (Billy The Kid) ma l’analogia pare del tutto superficiale e si ferma qui: diversa la scrittura, diversi i timbri e l’intenzione. Carniel e Francesca Viaro si muovono in punta di piedi. Il quartetto Los Fermentos, è questo il cuore della musica, è una formazione equilibrata, con un suono d’insieme personale e una leadership sicura quanto leggera e partecipata. Rosa Brunello firma metà dei brani a ricordarci la maternità della musica qui contenuta; insieme al ruolo strutturante-orientante del contrabbasso e all’unità e omogeneità di intenzioni e visione musicale. In Boato e Colussi individuiamo due ottimi musicisti, certezze della scena jazz italiana; il loro contributo è sostanziale e indispensabile per la riuscita della musica. In Filippo Vignato e Rosa Brunello scorgiamo due più “giovani” talenti, di preparazione e intelligenza musicale rare. L’hadeniano seguente Vertiges è un altro brano, dolente ed epico, che si apre con una cadenza di Boato meravigliosamente lirica sopra il lieve supporto del gruppo: il contrabbasso come chitarra flamenco con Mingus e Haden in mente e sotto le dita, i mallett di Colussi e il grufolare di Vignato. Ripetutamente la musica pare fermarsi per lasciare spazio ad ampie perorazioni per il solo contrabbasso, così che tutto il brano pare un sentito omaggio al grande contrabbassista. Il sostegno di Colussi è qui apertissimo e magistrale. Tutt’altra atmosfera e riferimenti sottende Dietro Tonolo, tema post-boppistico a firma Boato, messo lì per conferire varietà al disco, tema dimenticabile quanto palestra per buoni soli. Le cose vanno molto meglio nella ballad Quasimodo, ancora a firma Boato, dal meraviglioso tema lirico e sognante che fiorisce delicatamente. La prima versione di Ylos, sorretta da un vamp di basso di sei note, si apre su un bell’assolo di Vignato, uno dei quei musicisti che non sembrano conoscere il cattivo gusto, e solo a metà brano espone la cellula tematica in tutt’altra maniera a dimostrazione delle grandi abilità compositive di Boato e della supremazia del come sul cosa. Ottobre, a firma Vignato, si apre con il pianoforte di Carniel e un tema semplice esposto dai fiati e dallo scat di Francesca Viaro armonizzati. Poi la voce espone un secondo tema conducendo al solo, astratto e pensoso, di Kinzelman qui di Shorteriana memoria. È ancora Carniel ad aprire la ballad seguente pressochè interamente percorsa dal pianoforte. Ricco, vario e attentissimo il sostegno di Rosa Brunello. Il brano poi acquista velocità ed energia senza troppo convincimento. La mingusiana, fin dal titolo, Three Views Of A Dream ritrova il quartetto con Kinzelman ad arricchire gli impasti timbrico-armonici. L’iniziale ballad, tema degno del grande Mingus, accelera poi delicatamente e aumenta la tensione a partire dal contrabbasso, qui fulcro della musica; l’armonizzazione a tre voci del riff di tre note si libera e cresce in energia per un altro momento tra i migliori dell’intero album. Gruppo e disco da ascoltare ripetutamente con rinnova curiosità e interesse alla scoperta delle raffinatezze compositivo-musicali di un quartetto eccellente. Il recente ascolto dal vivo del quartetto di base ha confermato la bontà della formazione e del progetto musicale di Rosa Brunello e permesso di apprezzare gli altissimi interplay, libertà e energia raggiunti.

30/9/2016 jazzconvention.net Andrea Gaggero

Rosa Brunello Y Los Fermentos Upright Tales

Rosa Brunello, contrabbassista di origine veneta che vive attualmente in Francia, propone in questo secondo lavoro a suo nome dal titolo “Upright Tales”, un approccio di stampo moderatamente avant-garde. Il contrabbasso, nel personale ed originale fare jazz della leader, assume un ruolo da protagonista che si circonda di creativi comprimari in grado di dare vita ad un imprevedibile levitare di forme estetiche. David Boato alla tromba e flicorno, Filippo Vignato al trombone e Luca Colussi alla batteria sono i principali attori di questo intrigante quartetto che annovera in alcuni brani anche la presenza di Dan Kinzelman al sassofono tenore, Enzo Carniel al piano e Francesca Viaro alla voce. A due anni dal precedente “Camarones a la plancha” Rosa Brunello torna alla guida di un non comune quartetto, formato dallo scarno binomio sezione ritmica ed ottoni. La musica della contrabbassista si ammanta di una dimensione sonora levigata, danzante, mediterranea, che si mostra scevra da cerebrali virtuosismi. I compagni d’avventura assecondano in modo egregio Rosa Brunello addentrandosi, con slanci solistici, nelle pieghe del suo verbo ricolmo di delicati temi e lampi visionari che donano al disco una chimica ben bilanciata fra gli stessi Boato, Vignato, Colussi e la Brunello, proiettando la musica verso un continuo divenire. Pertanto, “Upright Tales” si può definire un racconto a più voci che si snoda in undici composizioni originali, in cui tromba, trombone e batteria ruotano intorno al rotondo timbro del contrabbasso con un gioco di squadra che non conosce sterili virtuosismi.

15/9/2016 Fedeltà del Suono editorial

Rosa Brunello Y Los Fermentos Upright Tales

Il modo che Rosa Brunello ha nel condurre i suoi Los Fermentos sembra “un invito a partecipare più che un ordine del capo”, come indica Brian Morton nelle note di copertina del secondo lavoro da leader della contrabbassista, dopo l’apprezzato “Camarones a la plancha” (Zone di Musica, 2012). Al suo fianco si muove un gruppo (completato da David Boato alla tromba, Filippo Vignato al trombone e Luca Colussi alla batteria) capace di rilasciare diverse sensazioni espressive, che abbracciano la linearità delle melodie cantabili, alcuni momenti chiaroscurali, quasi intimi, e passaggi dal piglio ritmico più marcato. Al quartetto si affiancano in alcuni brani gli ospiti, che ne allargano l’orizzonte timbrico, con l’aggiunta del pianoforte di Enzo Carniel, la voce di Francesca Viaro e gli ulteriori fiati di Dan Kinzelman, per un insieme ricco di sfumature e spunti di dialogo. I significati di “Upright Tales” si rintracciano nelle storie sonore che ogni brano racconta, e che l’ascoltatore può interpretare in maniera personale prendendo spunto dai titoli, vedi Mediterraneo o The Day After, che sembrano incipit alle atmosfere proposte.

30/8/2016 Jazzit Roberto Paviglianiti

Rosa Brunello Y Los Fermentos Upright Tales

Grazie alla strada emancipatrice spianata dalla Leandre e poi dalla Spaulding, anche in Italia da un po’ di tempo si prova a non rimanere indietro in termini di contrabbassiste donne; dopo la brava Silvia Bolognesi, nell’ultimo biennio si è distinta un’altra preparata compositrice e collega di strumento, vale a dire l’appena trentenne Rosa Brunello, giunta con “Upright Tales” alla seconda fatica discografica. Esistono, comunque, diverse differenze metodologiche nella loro prassi costruttiva: se la Bolognesi non disdegna l’aleatorio, il gramelot pulsante della Brunello è ancorato alla pianificazione e all’arrangiamento, dove in ogni caso è possibile ritagliare spazi (non esagerati) per l’improvvisazione. Opzione, quest’ultima, centellinata dalla giovane jazzista veneta, conscia che è preferibile puntare alla scrittura, anziché impantanarsi in pattern abusati. Sembra proprio un omaggio alla CAM JAZZ, label italiana tra le più attente ai “fermenti” creativi contemporanei, la decisione di inserire accanto al suo nome Los Fermentos, quartetto dalle precise intenzioni progettuali che rinuncia agli agganci armonici garantiti dal pianoforte (eccetto tre pezzi con Enzo Carniel, splendido in “Mediterraneo”: melodia vagamente somigliante a “Bridge Over Troubled Water” di Simon). Con la leader, agiscono stabilmente David Boato (tromba, flicorno), Filippo Vignato (trombone) – attenzione a entrambi – e Luca Colussi (batteria). Oltre a Carniel, qua e là si affacciano in qualità di ospiti Dan Kinzelman (clarinetto, sax tenore) e Francesca Viaro (voce). Le undici tracce di “Upright Tales” sono benedette da ammaliante eleganza e da lucido senso della struttura, e sebbene le equilibrate partiture di Rosa Brunello ne siano il perno basilare, non frustrano lo spontaneismo di Boato e Vignato.

5/8/2016 Audioreview Enzo Pavoni

Rosa Brunello Y Los Fermentos Upright Tales

Molti sono i contrabbassisti-leader venuti alla ribalta in questi ultimi anni nella scena jazzistica mondiale ma anche italiana. Come la trentenne Rosa Brunello che, alle spalle un lungo apprendistato e il disco d’esordio nel 2012, dimostra oggi di avere le idee chiare sia come guida carismatica sia come strumentista dal pizzicato attento e selettivo. La sua musica si sviluppa compassata su se stessa, distesa e circolare, attualizzando con consapevolezza e agilità alcuni dei modelli più eleganti e poco appariscenti della storia del jazz. Negli undici brani (cinque scritti da lei, quattro da Boato e due da Vignato) le strutture e il modo di procedere fra temi e improvvisazioni non sono mai banali. Spesso prevale una trattenuta dimensione cameristica d’impronta neo-cool, in cui si staglia un arguto, arabescato intreccio fra tromba e trombone. Gli arrangiamenti e gli andamenti si fanno più complessi e affascinanti nei mirati brani in cui il quartetto di base viene supportato dalla voce della Viaro, che funge da fascinosa modulazione melodico-timbrica, dal piano di Carniel, di limpida impostazione classica, e dalle smaliziate ance di Kinzelman.

3/8/2016 Musica Jazz Libero Farnè

Upright Tales

Il movimento di una materia fatta di suono e sentimento, quasi fosse una danza organica che avvolge ed esalta ogni partoriente bellezza. Un equilibrio musicale che giova al dialogo del collettivo che conosce a menadito; troppi vissuti assieme e quella resina di cuore che nella sua incantata fermezza rende saliente ogni gesto. Rosa Brunello con Upright Tales, secondo album licenziato dalla prestigiosa CAM JAZZ di Ermano Basso, prosegue nel divenire creativo che contraddistingue ogni sua composizione o variazione estemporanea. L’essenza timbrica del contrabbasso di Rosa cammina libera di adattarsi ai piaceri armonici, conducendo e incuriosendo l’anima di un interplay che alterna la calma alla spensieratezza di quel jazz che trasmette gioia. La tromba di David Boato ed il trombone di Filippo Vignato colorano melodicamente ogni brano, in continuo riferimento al drive generoso e ficcante di Luca Colussi, batteria che in alcuni momenti diventa morbida seta. Una formazione arricchita dalla voce di Francesca Viaro, dal paino di Enzo Carniel e dal sax di Dan Kinzelman, tre interpreti accolti nel progetto discografico per la loro peculiare visione musicale ed organologica. Adesso non resta che vestire il nostro ascolto della silenziosa e sorridente sincerità del talento rosa.

29/7/2016 Suono Daniele Camerlengo

La signora suona il contrabbasso e ci rallegra con l’avanguardia

Veneta trapiantata a Parigi, Rosa Brunello appartiene a quella generazione di contrabbassisti che ha fatto dell’avanguardia il proprio campo d’azione. Appassionata dello strumento e convinta delle potenzialità delle sue sonorità calde ha svincolato il contrabbasso dal ruolo di semplice elemento architettonico, importante ma collaterale. Nel suo fare musica il basso conquista un ruolo canoro, soprattutto ora che, arrivata alla sua seconda prova discografica in veste di leader, affina ulteriormente la propria visione del jazz. A due anni di distanza dal primo a firma sua, Camarones A La Plancha (Zone di Musica 2012), torna alla guida di un inedito quartetto, ritmica più ottoni. David Boato (tromba e flicorno), Filippo Vignato (trombone), Luca Colussi (batteria) e lei al contrabbasso. Nessun piano a far da centro armonico, nel suo universo sonoro no è fondamentale. E anche quando compare come “special guest” (in soli tre brani) suonato da Enzo Carniel, è soltanto uno degli elementi che vanno a completare il gruppo, quasi una “metafora chimica per una musica in continuo divenire”. Uguale alchimia ingloba l’arrivo degli altri “ospiti”: Dan Kinzelman (sax tenore, clarinetto) e Francesca Viaro (voce). Unico centro gravitazionale del racconto a più voci che sta scrivendo – 11 composizioni originali (5 Brunello, 4 Boato, 2 Vignato) – è il suono caldo del contrabbasso attorno al quale danzano trombone e tromba in dialogo serrato con la batteria. Fluido e organico il mondo sonoro di Rosa Brunello si materializza nel gioco di squadra, senza imposizioni, al consueto “seguite il mio tempo” si è sostituito un “seguite il nostro tempo”, lei guida il suo quartetto con la mano ferma di chi sa coinvolgere gli altri con un semplice invito. Privato e intimo come l’incontro con un ensemble di musica da camera. “Upright Tales” è allo stesso tempo esaltazione della libertà del jazz e razionale organizzazione di quelle stesse libertà. All’improvvisazione si preferisce una democratica distribuzione dei compiti-esemplare in tal senso Sonata For Cosimo, in aperture – e ogni musicista si muove con la certezza del sostegno reattivo e puntuale del centro. “Anche quando Rosa Brunello si produce in una delle sue introduzioni di fresca liricità sembra un invito a partecipare più che un ordine del capo” sottolinea Brian Morton nelle note di copertina. Così i “fermenti” evocati dal titolo – “Quelli sono miei, sono le idee sviluppate in questi anni e che ora mi muovono dentro” dice lei – come particelle di materia spinte da un’incontenibile voglia di emergere si muovono, si gonfiano e si riscaldano, lottano per poi ricomporsi in un differente e nuovo ordine armonico.

6/6/2016 l’Unità Paolo Odello

La scoperta Brunello

Durante i jazzfest le scoperte si fanno negli “eventi collaterali”, cioè i concerti degni di ascolto ma che non trovano posto fra gli eventi principali dei festival. E’ accaduto anche al recente Vicenza Jazz, dove ha ottenuto consensi il Quartetto in Fa diretto dal violinista Federico Zaltron che ha elargito suoni raffinati all’aperto dalla Loggia del Capitaniato. Si attende il primo cd. E’ invece già al suo secondo album l’eccellente contrabbassista veneziana Rosa Brunello che ha suonato anche lei in quartetto davanti al Nuovo Bar Astra. L’album è bello anche come oggetto e si avvale di due robusti solisti a fiato, David Boato tromba e Filippo Vignato trombone, oltre a Luca Colussi batteria.

2/6/2016 il Giornale Franco Fayenz

ITALIAN JAZZ Rosa Brunello Y Los Fermentos Upright Tales

La musica della contrabbassista Rosa Brunello ha un’inconfondibile qualità morbida e danzante, molto mediterranea senza bisogno di indulgere in sottolineature un po’ didascaliche come qualche jazzista italiano a volte fa. David Boato alla tromba, Filippo Vignato al trombone e Luca Colussi alla batteria ne assecondano temi densi e piccoli lampi visionari, senza perdere mai il forte baricentro, come accade ai migliori progetti guidati da bassisti. Storie da ascoltare. (7)

1/6/2016 Blow Up editorial

Rosa Brunello Y Los Fermentos Upright Tales

Tra le donne del jazz italiano degli ultimi anni, un posto di riguardo spetta a Rosa Brunello. Al di là del genere, la giovane contrabbassista veneta ha mostrato, sia in proprio che in collettivo (pensiamo agli Omit Five), una capacità di scrittura, gioco di squadra e coinvolgimento degna di nota. Upright Tales esce a due anni di distanza dall’ottimo debutto Camarones A La Plancha e mostra gli orizzonti artistici e musicali dell’autrice. Registrato in un sol giorno da un organico anomalo – tromba e trombone con sezione ritmica – Upright Tales è un album di “racconti” che viaggiano tra nuvole e suoni (Vertiges), suadente swing (Ottobre) e briose vedute (Three Views Of A Dream). PREZIOSO.

30/5/2016 rockerilla Donato Zoppo

Rosa Brunello Y Los Fermentos Upright Tales

Dapprima rampolla della scuola veneziana del reggae italico (co-fondatrice, a inizio 2000, dei Soul Rebel), Rosa Brunello passa dal basso elettrico al contrabbasso – double bass – abbracciando appieno il cosmo jazz. Uno dei primi lavori accademici è il riarrangiamento di “Points Of View” (1998) di Dave Holland, suo ideale mentore. Dopo aver preso parte a qualche ensemble dell’entroterra, vara la sua carriera di leader e compositrice a nome Rosa Brunello 5et per “Camarones a la Plancha” (2012), un’improbabile ma felicemente scorrevole fusione di batteria Billy Cobham-iana (Luca Colussi), tromba Miles Davis-iana (David Boato), sax Paul Desmond-iano (Piero Bittolo Bon) e chitarra John McLaughlin-iana (Riccardo Chiarion), tutto governato da un basso mobile. Trascorsa un’esperienza più convenzionale con gli Omit Five, Brunello fonda i Los Fermentos con tromba, trombone, double bass e batteria. Tra tutti, i componimenti di pugno della leader contenuti nel loro debutto “Upright Tales” sono quasi sempre i più rilevanti, a parte una “Day After” a firma del trombonista Filippo Vignato (basso allucinato, duetto nel silenzio, dadaismo con breve citazione di “Bibbidi Bobbidi Boo”). Il tema di mestizia classicheggiante di “Sonata For Cosimo” si estingue in un solo rarefatto che assume via via qualità di tango, per esplodere in forma di competizione tra i due fiati nel finale. Una delle composizioni più dinamiche della contrabbassista. Nella filigrana pittorica della più libera e cacofonica “Vertiges” il tema, più “pianto” che suonato, scaturisce da una palude di effetti strumentali che slabbrano le scale disperate della tromba. La costruzione elastica di “Mediterraneo”, basata su una ballad per pianoforte, si migliora in “Vera”, innervosita progressivamente dagli accelerando e gli aumentando, fino a evocare danze esotiche. Opera ancora giovanile che ha già portento, supportata da buone maestranze tra cui qualche ospite: il subliminale vocalese di Francesca Viaro, il sax tenore di Dan Kinzelman, il piano – quasi atonale in “Ottobre” (ancora di Vignato) – di Enzo Carniel. Il titolo è un piccolo gioco semantico: “storie narrate stando in piedi”, o “storie verticali”. Sono dediche e quadretti che hanno due pregi: non esagerano in ambizione e accompagnano l’ascolto, aspettano la fruizione. Umore a volte plumbeo e atmosfera rarefatta che, però, si rinfranca d’invenzione. Più tradizionali i componimenti del fido trombettista Boato, ma il brevissimo “Ylos” di chiusa spicca per l’uso di astratti toni ambiental-minimalisti.

28/5/2016 ondarock.it Michele Saran

Col contrabbasso i miei fermenti sono jazz

È nata a Mogliano Veneto, vive a Parigi e ha il Messico nel cuore. Di Rosa Brunello esce ora il secondo disco, Upright Tales (Cam Jazz), nel quale la giovane contrabbassista, classe 1986, affina la sua visione del jazz e lo fa con un gruppo nel quale spicca, innanzitutto, il bravissimo trombettista David Boato (“che è nato nella mia stessa città”). Il titolo ci dice già molto: “I pezzi sono come piccole storie, tales, che raccontano un viaggio: per me i musicisti sono dei compagni di avventura”. C’è un gioco anche nel nome con il quale la contrabbassista firma il cd, Rosa Brunello y Los Fermentos, che a prima vista parrebbe latineggiante. Nient’affatto: “I ‘fermenti’ sono i miei, sono le idee che ho sviluppato in questi anni e che sentivo muoversi dentro di me”. Il mondo latino è comunque presente, almeno nello spirito: il suo precedente disco si intitolava Camarones a la plancha: “Nacque dopo un viaggio in Messico molto importante, perché da quel momento ho cominciato a scrivere brani miei” racconta ancora. Brani, alcuni molto belli come Quasimodo e Three Views of a Dream, le cui influenze “vanno da Dave Holland ai Nirvana”, e che la Brunello suona con una formazione senza strumento armonico: oltre a lei e a Boato, ascoltiamo trombone (Filippo Vignato) e batteria (Luca Colussi). È musica fatta di sottigliezze, contrappunti e poca improvvisazione: “Preferisco concentrarmi sulla melodia e giocare di squadra, senza sovrastare nessuno”. Quanto al fatto di abitare a Parigi dice: “Qui l’artista è visto come qualcuno che ha diritto di vivere con dignità, in Italia c’è ancora tanto da fare in questo senso”. E il maschilismo, esiste ancora nel jazz? “Le cose vanno meglio, ma tuttora mi dicono: “Suoni il contrabbasso? Però!”.

29/4/2016 il venerdì – la Repubblica, Alberto Riva